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ANZIANI E SICUREZZA

Il ruolo della Polizia Municipale è molteplice. Dal 1970 le loro competenze sono infinite. Hanno compiti relativi alla testimonianza nei tribunali, attività di controllo stradale, sicurezza di quartiere. Hanno compiti di difesa generale del cittadino. Siamo venuti a conoscenza dalle innumerevoli truffe intentate nei confronti degli anziani; del fatto che la polizia municipale organizza l’attività del “nonno vigile” a protezione degli scolari. Ci è stato, inoltre, raccomandato di non effettuare elemosine sulle strade perché si tratta di persone dipendenti di organizzazioni che alimentano la prostituzione, la droga e il terrorismo.

È necessario che il cittadino collabori, abbia fiducia e non timore nei confronti dei vigili urbani.

 

MORIRE

Fu molto lunga la separazione,

ma venne l’ora dell’incontro:

davanti al trono di Dio giudicante,

per la seconda per l’ultima volta

questi amanti incorporei si incontrano,

col cielo nello sguardo,

cielo dei cieli a ognuno il privilegio di contemplar gli occhi dell’altro

Andrea Mantenga, Galleria Brera, Milano    

 

Vi furono mai nozze come queste?

Un paradiso li ospitava,

e cherubini e serafini furono

i rispettosi invitati.

             (625), Emily Dickinson.

 

Ha una  sua solitudine lo spazio,

solitudine il mare

e solitudine la morte - eppure

tutte queste son  folla

in confronto a quel punto più profondo,

segretezza polare,

che è un’anima al cospetto di se  stessa:

infinità finita.

       ( 1695 ), Emily Dickinson.

 

Non sappiamo di andare quando andiamo.

Noi scherziamo nel chiudere la porta.

Dietro, il destino mette il catenaccio,

e non entriamo più.

                (1523), Emily Dickinson.

 

Quella breve,potente sensazione

Che ognuno crea una volta sola,

l’attenzione solenne che quasi conferisce un’importanza,

è il lustro della morte.

O ignota risonanza Che

nessun mendicante accetterebbe,

se potesse evitarla.

            (1307), Emily Dickinson.

 

“Non ti conosce il toro né il fico,

né i cavalli né le formiche di casa tua.

Non ti conosce il bambino né la sera,

perché tu sei morto per sempre Anima Assente”

                              ( Garcia Lorca , Lamento per la morte di Ignazio).

 

“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,

de la quale nullu homo vivente pò skappare”

                         (da “Il Cantico delle Creature” di Francesco D’Assisi).

 

Ognuno sta solo                                               

Sul cuore della terra

Trafitto da un raggio di sole

Ed è subito sera.

              (Quasimodo)

 L’Addio

 

Ho colto d’ erica un rametto

L’autunno è morto non scordarlo

Non ci vedremo mai più in terra

Odor del tempo brullo rametto

E tu ricorda cheti aspetto.      

(Apollinaire)

 

Uno degli ultimi argomenti che abbiamo trattato è la Morte, il grande tabù del nostro tempo.

Sono molte le motivazioni che determinano questa paura: viviamo in una civiltà industriale e quindi siamo sempre più lontani da una vita naturale di tipo agricolo. Siamo diventati scettici, crediamo solo nella scienza e la nostra cultura materialista ci allontana da tutto il mondo spirituale. Avere esperienze in altre dimensioni, in realtà diverse a qualcuno riesce, ma in generale si crede solo a quello che vedono i nostri occhi.

Normalmente invecchiando si teme meno la morte, è un processo abbastanza naturale, ma non certo indolore. Avere consapevolezza del morire è un modo per vivere più intensamente, la fede per chi crede è un grande aiuto.

“La percezione della morte e il termine della vita” è stato l’argomento della bella conversazione che ci ha regalato prima di Pasqua Monsignore Nonis. Molte sono le cose che ci hanno colpito. Parlando di Cristo ci ha ricordato le sue parole: ”Sono triste fino alla morte”.

Per tutti morire è difficile, tutti siamo soli in questa esperienza che chiude la vita degli essere viventi, ma solo l’uomo è consapevole del suo morire.

Fin dalla preistoria, la morte è stata celebrata in tutti i popoli: monumenti, riti, preghiere, poesie e scritti hanno parlato di questo appuntamento che per il credente è l’inizio di una nuova vita o del Nirvana (paradiso Indù).

 

Ha una  sua solitudine lo spazio,

solitudine il mare

e solitudine la morte - eppure

tutte queste son folla

in confronto a quel punto più profondo,

segretezza polare,

che è un’anima al cospetto di se  stessa:

infinità finita.

 

                                       Non sappiamo di andare quando andiamo.

                                             Noi scherziamo nel chiudere la porta.

                                             Dietro, il destino mette il catenaccio,

                                             e non entriamo più.

 

Quella breve,potente sensazione

Che ognuno crea una volta sola,

l’attenzione solenne

che quasi conferisce un’importanza,

 

è il lustro della morte.

O ignota risonanza

Che nessun mendicante accetterebbe,

se potesse evitarla.

                    Emily Dickinson.

 

Considerazioni personali, tra il serio e il faceto, sulle contraddizioni della nostra società.

1. Abbiamo già parlato del problema della denatalità, così diffusa nel mondo occidentale di oggi, le sue probabili cause e conseguenze. Quello che non capisco è come mai la scienza più avanzata nel frattempo si interessa enormemente, con tutte le tecniche più sofisticate, a favorire nascite straordinarie di ultrasessantenni, in vitro, con ovuli congelati, ecc. ecc. Mi chiedo: vogliamo o non vogliamo figli?

 

2. Ora il nostro mondo, apparentemente, ha aperto tutte le frontiere, in qualche ora si arriva in capo al mondo, però rimane il rifiuto del “diverso” e difficilmente si cerca di conoscere le altre culture, di comprendere e conciliare le diversità, apprezzandone i lati positivi. Mai il giusto è da una sola parte, se ci pensiamo anche l’anziano in molte occasioni si può sentire umiliato ed emarginato, come Fatema Mernissi racconta con simpatica ironia nel suo scritto:

 

Tg. 42: il chador delle occidentali

“ Successe in un grande magazzino americano, nel corso di un fallimentare tentativo di comprarmi una gonna di cotone ( dato che il clima si era fatto troppo caldo per la mia gonna marocchina di pelle): mi sentii dire che i miei fianchi  erano troppo larghi per la taglia 42.

Ho avuto cosi’ la penosa occasione di sperimentare come l’immagine di bellezza dello

Occidente possa ferire fisicamente una donna, e umiliarla tanto quanto il velo imposto da una Polizia statale in regimi estremisti quali l’Iran, l’Afghanistan o l’ Arabia Saudita. Si, quel giorno inciampai in una delle chiavi dell’enigma della bellezza passiva nelle fantasie dello Harem Occidentale. (…) Mentre l’uomo mussulmano usa lo spazio per stabilire il dominio maschile escludendo le donne dalla pubblica area, l’uomo occidentale manipola il tempo e la luce. Egli dichiara che la bellezza, per una donna, è dimostrare quattordici anni. Se osi dimostrarne cinquanta o peggio sessanta, sei inaccettabile. Puntando il riflettore sulla donna bambina e mettendola in cornice come ideale di bellezza nelle proprie immagini, egli condanna la donna matura all’invisibilità. (…) “Io ti ringrazio Allah, per avermi risparmiato dalla tirannia dell’ harem  della taglia 42, ripeto a me stessa, mentre me ne sto seduta sul volo Parigi-Casablanca, felice di tornare a casa.

“Sono contenta che il professore Benkiki non sappia della taglia 42. Immagina i fondamentalisti, se obbligassero le donne non solo a mettere il velo, ma un velo di misura 42!” Come si fa a organizzare una marcia politica credibile, e gridare nelle strade che i tuoi diritti umani sono stati violati perché non riesci a trovare una gonna che ti sta bene?

( da L’Harem e l’Occidente, Fatema Mernissi, Giunti 2000 )

 

3. Stranamente sembra che i mass media (e non solo), comincino a rendersi conto soltanto adesso del numero di anziani sempre più elevato con cui fare i conti. Raramente si trovano pubblicità con personaggi in età. Ecco qualche timido tentativo trovato nelle riviste:

               

4. Rimanere eternamente giovani è l’imperativo del nostro tempo. Tutti i personaggi più in vista, ma anche i comuni mortali, sono contagiati da questo sogno-incubo, aiutati da interventi chirurgici sempre più raffinati. I risultati a volte sono buoni, ma altre volte incoerenti e anche ridicoli.


Mani di Fata

Nuova frontiera della chirurgia estetica: il lifting alle mani. Chiamiamolo così, anche se non si scolla la pelle e non si tira, ma ci si limita a sapienti iniezioni di acido ialuronico naturale. Iniettato con aghi sottilissimi nelle pieghe cutanee, stimola la formazione di elastina e collagene che restituiscono compattezza all’epidermide.

Sono necessarie almeno tre sedute  a distanza ravvicinata, più una seduta di mantenimento ogni tre mesi. Le solite americane, terrorizzate dall’idea che i piedi risentano dell’età e soprattutto del martirio dei tacchi impossibili, ricorrono a tecniche di ringiovanimento che stimolano la produzione del collagene nella zona plantare per ottenere un cuscinetto protettivo naturale. Per rafforzare l’effetto, qualcuno ricorre anche al laser.

E poi via, a calzare le mule più ardite o i sandali piedistallo di Dior.

 

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